venerdì 3 febbraio 2017 alle 21:00
Musica
Kino Music

Sarah McKenzie

Paris in the Rain

Sarah McKenzie - pianoforte e voce
Jo Caleb - chitarra
Pierre Boussaguet - contrabbasso
Marco Valeri - batteria

Dopo aver incantato i fan del jazz con il suo album di debutto del 2015 per la Impulse! Records, We Could Be Lovers, Sarah McKenzie torna con il sensazionale seguito, Paris in the Rain. Come per il precedente album, la cantante, pianista e compositrice di 28 anni, nata a Melbourne, Australia, fa squadra con il grande Brian Bacchus, che ha prodotto i classici di star del calibro di Norah Jones, Lizz Wright e Gregory Porter, per consegnarci un programma avvincente di classici jazz e brani inediti, tutti dall’incredibile musicalità e dallo splendore glamour tipici di Sarah McKenzie.

Sarah McKenzie si è trasferita a Parigi lo scorso anno, dopo essersi diplomata al Berklee College of Music di Boston. Il raffinato brano che dà il titolo all’album è la sua lettera d’amore alla Ville Lumière. Il suo testo elaborato la vede alternare con disinvoltura francese e inglese, mentre gode delle sontuose bellezze della città. “Sono davvero innamorata di Parigi. È una città sorprendente. È così bella, con così tante cose da fare in campo culturale, gastronomico e di moda. Volevo scrivere una canzone che catturasse tutta la bellezza, magia e lo spirito di Parigi.

In generale, il tema centrale dell’album è il viaggio di Sarah McKenzie dall’Australia all’America e poi i suoi viaggi attraverso l’Europa come artista. E lei rappresenta questo tema così ampio con scelte forti come la canzone di Cy Coleman e Carolyn Leigh “When in Rome,” (per la sua visita in Italia), “Triste” di Antonio Carlos Jobim (per il tempo passato in Portogallo),” “Tea for Two” di Vincent Youmans e Irving Caesar (omaggio a Londra).” La tematica del diario di viaggio risuona al Massimo nel brano di chiusura “Road Chops,” un inedito vivace che evoca quel senso di vertigine che si prova ad esplorare il mondo, nella cui parte strumentale risalta la padronanza della McKenzie al pianoforte.

McKenzie elogia Paris in the Rain come un album più “stiloso”. “Lo dimostra la maggiore profondità dei miei arrangiamenti”, dice prima di spiegare che sta formando la sua visione all’interno della tradizione jazz. E in questo album, significa esplorare più sfumature, cosa che riesce a fare in modo splendido, espandendo la tavolozza sonora. L’album vanta una line up superlativa che include il vibrafonista Warren Wolf (che ha suonato anche in We Could Be Lovers), il chitarrista Mark Whitfield, il bassista Reuben Rogers, il batterista Gregory Hutchinson, il trombettista Dominick Farinacci, il flautista Jamie Baum, i sassofonisti Scott Robinson e Ralph Moore e il chitarrista Romero Lubambo.

I sofisticati brani originali immersi nella grande tradizione dell’American Songbook vanno oltre Paris in the Rain. In aggiunta al brano che dà il titolo all’album e a “Road Chops”, Sarah presenta altri 3 inediti eccezionali. Il blues di “One Jealous Moon” dimostra il suo modo di giocare meticolosamente con le parole e il sublime utilizzo dei numeri 1,2,3,4 attraverso tutto il testo della canzone. Nel brano troviamo anche uno straordinario assolo del sassofonista Moore.

La tormentosa ballata “Don’t Be a Fool” trasmette un’allure malinconica mentre lentamente canta di una relazione infedele e di seduzione; il tocco di Warren Wolf sulle corde del vibrafono all’unisono con il pianoforte accentuano la suspense della composizione.

Con “Onward and Upward”, McKenzie rende uno spumeggiante tributo a Nat King Cole, brulicante di liriche ottimistiche circa l’imbarcarsi in nuove avventure; accarezza inoltre il pianoforte in un assolo dalle profonde note blues mentre Baum e Farinacci intrecciano effervescenti improvvisazioni.

Come arrangiatrice, McKenzie cita George Shearing come una delle sue principali stelle polari. È particolarmente affezionata all’uso dei block chords al pianoforte in contrasto alla chitarra. “Voglio che il suono sia bizzarro e un po’ ruvido ma sempre molto seducente ed elegante” afferma l’artista.

McKenzie applica la stessa ambizione di stile distinguibile anche nel suono del pianoforte. “Essere un pianista dall’incredibile virtuosismo è fantastico se questo è ciò che fai. Ma io mi identifico veramente con uno stile e provo a fare in modo che le canzoni parlino nel mio suono unico e personale.”

Sarah McKenzie è originaria di Melbourne, in Australia; ha ottenuto una laurea in jazz alla West Australian Academy of Performing Arts di Perth. Con all’attivo due album acclamati dalla critica, Don’t Tempt Me and Close Your Eyes (vincitore nel 2012 del Best Jazz Album ARIA), ha iniziato ad attirare l’attenzione di molte star internazionali in visita a Melbourne. Con l’obiettivo di frequentare il Berklee College of Music di Boston, ha partecipato ad uno dei corsi organizzati dal College fuori sede all’Umbria Jazz Festival nel 2012, vincendo una borsa di studio per la prestigiosa scuola di musica e l’opportunità di esibirsi al festival. Ha quindi terminato il corso in jazz performance e ottenuto il titolo di studio di Berklee nel maggio 2015. Sarah McKenzie si è già esibita in alcuni dei più iconici palchi del jazz: il festival di Monterey, Juan-les-Pins, Marciac e Perugia, al Dizzy e al Minton di New York, così come nei maggiori club di Parigi, Londra, Vienna, Monaco e Sydney. Insieme alla Boston Pops Orchestra ha presentato una delle sue composizioni in anteprima alla Symphony Hall di Boston. E per finire, la versione australiana di We Could Be Lovers ha vinto il Bell Award come Best Australian Vocal Album. L’etichetta Impulse! ha poi pubblicato We Could Be Lovers in tutto il mondo nella primavera del 2015.

Il concerto a S.Agata sarà l’anteprima nazionale del tour di presentazione di questo suo nuovo lavoro.

Video della canzone che dà il titolo all’album:

Le copertine degli album di Sarah McKenzie:


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